07
Maggio
2010
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02:00
Europe/Amsterdam
Mercedes-Benz - 50 anni di sviluppo degli autocarri al servizio di ambiente, sicurezza, comfort e redditività
La tecnologia degli autocarri del 2010: una visione per i futurologi nel 1960
Fine degli anni cinquanta: tempo di novità per il settore autocarri
Gli anni sessanta: con la Serie LP comincia l'era moderna
Gli anni settanta: la "Nuova Generazione" (NG), ovvero l'inizio di una storia di successo
Gli anni ottanta: arrivano i turbo e un nuovo stile di guida
Gli anni novanta: SK, Actros – ambiente e sicurezza al centro dell'attenzione
Il nuovo millennio: l'autocarro verso la perfezione
L'Unione Europea si chiama ancora Comunità Economica Europea (CEE), i politici più famosi d'Europa sono Konrad Adenauer, Charles de Gaulle e Nikita Chruschtschow. Alle soglie degli anni sessanta almeno l'Europa occidentale ha ormai superato a livello economico le conseguenze della seconda guerra mondiale e molti Paesi si sviluppano. L'Occidente europeo cresce unito, quelli che un tempo erano nemici accaniti ora collaborano insieme o sono addirittura diventati alleati. Una netta linea di confine divide Est ed Ovest europeo in due blocchi. Americani e Russi si lanciano in una gara per la conquista dello spazio. Gli intrecci economici internazionali chiedono trasporti, ma attraversare le Alpi continua ad essere un duro lavoro per i "capitani della strada", come vengono chiamati in Germania gli autisti di linea. Superare i confini nazionali costa caro e implica continui e complicati controlli e difficoltà doganali. Per i lunghi viaggi gli autisti di linea devono portare con sé marchi tedeschi, franchi, lire, franchi svizzeri o scellini austriaci. Gli autocarri si trovano sulla soglia di una nuova era e all'inizio di un'evoluzione tanto rapida quanto affascinante.
La tecnologia degli autocarri del 2010: una visione per i futurologi nel 1960
Questa evoluzione conduce ad un cambiamento radicale a tutti i livelli: sicurezza, tutela ambientale, tecnologia di propulsione, redditività, comfort e carico utile. Se negli anni a cavallo del 1960 la sicurezza era un tema ancora praticamente sconosciuto, oggi gli autocarri pesanti soddisfano i massimi requisiti sia in termini di sicurezza attiva e passiva sia per quanto riguarda la loro compatibilità con gli altri utenti della strada. Cinture di sicurezza, specchi o sistemi elettronici di assistenza avrebbero costituito nel 1960 una visione per i futurologi.
Quanto sopra vale anche per la tutela ambientale: gli autocarri dei primi anni '60 erano rumorosi e, a pieno carico, avvolgevano l'ambiente circostante in nuvole di gas di scarico. Cinquant'anni dopo i mezzi pesanti percorrono silenziosi le autostrade producendo poche emissioni. Un autocarro con una potenza di circa 150 kW o 200 CV e una coppia di 700 Nm era ritenuto nel 1960 un campione di forza capace di trasportare 32 tonnellate. Diverse generazioni dopo, in Europa saranno considerati adeguati al trasporto di circa 40 tonnellate gli autocarri aventi il doppio di potenza e una coppia tre volte superiore. Per spostare un autotreno da 32 tonnellate alto circa 3,6 m erano necessari agli inizi degli anni '60 circa 50 l di gasolio ogni 100 km. Oggi gli autoarticolati con un peso di 40 tonnellate e un'altezza di 4,0 m percorrono l'Europa in lungo e in largo consumando un terzo in meno.
I conducenti di autocarri facevano a suo tempo un lavoro che richiedeva un duro esercizio fisico. Mezzo secolo dopo le molle pneumatiche o paraboliche hanno sostituito i grossi pacchetti di molle trapezoidali, le cabine non sono più spartane, ma al contrario accoglienti, i motori silenziati hanno smesso di ruggire, gli autisti siedono in cabine climatizzate e non più difficili da scaldare o raffreddare, hanno a loro disposizione un frigorifero al posto del vecchio baracchino e il cambio non è più duro da manovrare perché completamente automatico. La notte, poi, la trascorrono su cuccette molleggiate secondo criteri scientifici e non su semplici brande.
Anche all'epoca, autocarri come il modello LP 333 Mercedes-Benz erano considerati ultramoderni, ma al confronto un Actros del 2010 sembra essere nato sotto un'altra stella, anche se è soprattutto una Stella a legare tra loro le diverse generazioni di autocarri.
Fine degli anni cinquanta: tempo di cambiamenti per il settore autocarri
Lo sviluppo degli autocarri si trova a cavallo degli anni '60 in una fase di decisioni fondamentali. La strada conduce dagli autotreni agli autoarticolati, dal motore diesel a iniezione indiretta al propulsore a iniezione diretta parco nei consumi, dall'autoveicolo a cabina arretrata a quello a cabina avanzata. Da alcuni anni l'allora Daimler-Benz AG propone gli autocarri pesanti anche nella versione a cabina avanzata in alternativa ai consueti modelli a cabina arretrata. Il primo modello è l'LP 315 del 1955. La lettera "L" sta per "Lastwagen" (autocarro), la "P" per cabina Pullman, dal nome di un costruttore ferroviario americano famoso per i suoi treni aerodinamici. La combinazione numerica contenuta nella denominazione del modello è il codice costruttivo comune di autocarro e motore.
La struttura a cabina avanzata creò lo spazio per una cabina notturna separata, pensata per l'equipaggiamento dell'epoca normalmente costituito da due autisti, e permise inoltre di allungare di un metro il cassone e di aumentare il carico utile. Lo svantaggio era che il motore sporgeva nella cabina di guida, con ripercussioni negative anche sugli interventi di manutenzione. Il rabbocco dell'olio doveva infatti essere eseguito all'interno della cabina dopo aver smontato una copertura, e si trattava di un'operazione che, con un consumo d'olio di 0,4 l/100 km, andava eseguita con regolarità. Anche il liquido di raffreddamento doveva essere rabboccato dall'interno. 145 CV di potenza del motore, erogati da un cilindrata di 8,3 litri, un cambio con ingranaggi ad innesti frontali a sei marce e una velocità massima di 70 km/h bastavano per il traffico di linea. Più potente il modello LP 326, lanciato nel 1957 dapprima solo nei Paesi d'esportazione e in seguito anche in Germania, che vanta già 200 CV erogati da un motore aspirato a quattro valvole con 10,8 litri di cilindrata. I motori degli autocarri sono creature sensibili: negli anni '50 gli autisti che riuscivano a coprire 100.000 km senza revisione generale ricevevano un riconoscimento personale.
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